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S.Maria di Collemaggio

L'ordine religioso militare che nei secoli rimase avvolto nel mistero e nella gloria della storia è sorto agli inizi del XII secolo col fine di proteggere i devoti che si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme dal ritorno offensivo degli infedeli sconfitti dalla 1° crociata, ma non per questo debellati`dalla terra Santa; il fondatore fu un cavaliere nella terra di Champagne: Ugo Da Payns nell'anno 1119 che con altri sette compagni adattò la regola di S.Agostino per i fini militari che l'ordine si proponeva. CHRISTI MILITES era il nome che si diedero in un primo momento mentre MILITIAE TEMPLI fu il nome che adottarono quando ebbero sede nel palazzo del re di Gerusalemme vicino al tempio di Salomone; San Bernardo ne favorì la diffusione esaltando le virtù guerriere e la pietà, modificarono la loro regola fondata secondo gli ideali della riforma cisterciense con una nuova che fu approvata nel concilio di Troyes del 1128. I Templari si coprirono di gloria a Tiriade nel 1187, a Gaza nel 1244, ad Al Mansurah nel 1250 e crebbero rapidamente di numero e di potenza, alla fine del secolo XIII erano circa 15.000 sparsi in tutta Europa e in Oriente con vastissimi possedimenti territoriali e immense ricchezze. La loro potenza economica-militare e la loro indipendenza di fronte ad ogni altro potere che non fosse quello del pontefice costituirono nei singoli stati una posizione di supremazia di cui l'ordine trasse largo profitto finanziario.

L'ordine era costituito da cavalieri, scudieri, sacerdoti e laici, i cavalieri che si chiamavano tra loro "fratelli" indossavano un mantello con croce rossa su sfondo bianco mentre gli scudieri e i laici un mantello bruno, tutti i fratelli erano obbligati a tre voti monastici e data l'organizzazione feudale dell'ordine i cavalieri MILITES potevano possedere terre e avere vassalli, le loro chiese col nome di TEMPIO conservarono sempre la pianta rotonda del Santo Sepolcro di Gerusalemme mentre i loro castelli erano sempre costituiti da un corpo centrale di forma quadrata con le quattro torri agli angoli, i cavalieri avevono a capo di essi il gran maestro MAGISTER MILITIAE TEMPLI sotto cui dipendevano altri dignitari minori: gonfaloniere, elemosiniere, siniscalco e maresciallo.
Le navi di Colombo (dal libro di M.G. Lopardi: I Templari ed il Colle Magico di Celestino)

I Templari avevano una consistente flotta nel porto di La Rochelle, sull'oceano Atlantico, ed è poco pensabile che venisse adoperata per raggiungere la Terra Santa passando per lo stretto di Gibilterra: d'altra parte le notizie pervenuteci indicano come i porti utilizzati per andare oltre mare erano quelli di Saint Illes du Gard, Pisa, Bari, Taranto e forse Otranto. La presenza di un grande porto e di una consistente flotta sull'Atlantico come si giustifica? " La Rochelle era un'importante commenda templare, e il suo porto ospitava una flotta mercantile di primo ordine che assicurava i collegamenti tra Francia, Inghilterra, Portogallo e la Bretagna (che non faceva parte del regno di Francia). Ma la flotta aveva altri scopi? Non si sa, però stranamente la croce rossa si ritroverà sulle prime navi giunte in America: quelle di Cristoforo Colombo.

Santo Graal

Nell'ultimo quarto del dodicesimo secolo, in coincidenza con la vita dell'Ordine del Tempio, incominciò a diffondersi la leggenda del Graal, il calice dell'ultima cena dove Giuseppe di Arimatea avrebbe raccolto il sangue di Cristo sgorgante dal costato ovvero, a seconda delle versioni, un vassoio miracoloso, una pietra caduta dal cielo o dalla fonte di Lucifero allorché fu cacciato dall'Arcangelo Michele o anche "una cosa" come riferisce Wolfram von Eschenbach. Il Graal esprime la massima aspirazione al divino è il simbolo di una tradizione primordiale che miracolosamente sembra emersa alla luce del periodo contraddistinto dalla presenza dei Templari, dei Catari, di Celestino per poi ritornare invisibile alla fine di questa epopea e la rinuncia al papato di CelestinoV.

Il foro nel teschio di Papa Celestino

Quando Pietro del Morrone, il futuro Celestino, seppe che il concilio di Lione del 1274 avrebbe soppresso gli Ordini di più recente istituzione tra cui il suo, con due monaci si avviò per raggiungere la città francese: qui, fu ospitato dai Templari, in una magione poi divenuta convento del suo Ordine. "In molti mi dissero che mi ero imbattuta in una leggenda ed allora volli verificare. Partire per la Francia al fine di vivere una vacanza particolare, sulle orme dei cavalieri del Tempio e di...Celestino. L'unico dato concreto a nostra disposizione é la cattedrale di S. Giovanni in cui si è svolto il Concilio Lionese II lungo il fiume Saone. Giunti a Lione, alla fine di una forte pioggia battente che aveva reso la ricerca della strada per il centro storico difficile e snervante, uno splendente arcobaleno si adagia sulla città: "cerchiamo un segno seguiamo l'arcobaleno" e giriamo decisamente a sinistra lì dove ci sembra che tocchi terra nel punto a noi più vicino. L'agognato cartello -centro città- appare immediatamente, con nostro divertimento e soddisfazione e ne seguiamo la direzione trovandoci lungo il fiume Saone e immediatamente sull'altra sponda la cattedrale di S. Giovanni, nel percorrere il lungofiume cerco il cartello che ne indichi il nome e rimango esterrefatta: quei des Celestins, ovvero lungofiume dei Celestini! L'intero quartiere é intitolato all'ordine del Papa eremita dato che ci imbattiamo nella piazza dei Celestini, parcheggio dei Celestini, farmacia dei Celestini ecc. ogni esercizio commerciale é intitolato ai Celestini - ed infine un'imponente teatro: le theatre de Celestins, entriamo li ci consegnano un libretto con la storia del teatro, dove stava scritto che nel 1274, Gregorio X, allora divenuto pontefice, riunì a Lione un concilio generale con le più alte autorità ecclesiastiche e con tutto il Gota della nobiltà europea, tra cui un monaco napoletano(!): Pietro del Morrone. Il Santo uomo venuto a Lione a piedi, ricevette ospitalità nella magione dei Templari dove arrivò estenuato dalla fatica."
L'ulteriore certezza che Papa Celestino V abbia avuto un diretto rapporto con i Templari deriva da un libro che acquistai a Lione e che parlava del rituale funebre gnostico-templare, il quale prevedeva la foratura del cranio. Orbene il cranio di Celestino, custodito a Collemaggio, presenta un buco regolare di 5 per 4 millimetri fatto da un chiodo molato, di forma quadrangolare, penetrato nella tempia per 5 centimetri, lo stesso rituale praticato sul cranio del Battista che si trova ad Amiens, la testa e stata portata lì nel 1226 e presenta un foro sull'osso occipitale sinistro, nell'arcata orbitale, grossolanamente quadrato e netto, inoltre....


Il Papa che si dimise dal soglio supremo

Pietro Angelerio nasce in Molise (Isernia o Sant'Angelo Limosano) intorno al 1210, undicesimo di dodici figli in una famiglia di poveri e semplici agricoltori, manifesta subito la sua vocazione alla vita religiosa, sognava i luoghi di quella famigerata Maiella dagli orridi pendii e dalle paurose grotte abitate, come si diceva, da diavoli, streghe e spiriti maligni di ogni genere. Qui inizia la vita eremitica vera e propria, la gente nota la straordinarietà di quella presenza e inizia a cercare frate Pietro, tutti vogliono conoscerlo, tutti vogliono parlargli, l'ammirazione e crescente, tanti vorrebbero confessarsi da lui, valica il monte Morrone e si addentra nei luoghi più impervi della Maiella, si stabilisce in una grotta a cui da il nome di Santo Spirito, anche altri eremiti avevano tentato di abitare questi luoghi tra l'ottavo e il nono secolo, ma avevano desistito scoraggiati dall'asprezza eccessiva del suolo e dal clima.
Qui Pietro stabilisce il punto di forza della sua ascesi mistica e della Congregazione dei suoi seguaci... si, perché nel frattempo frate Pietro si è visto seguito da alcune centinaia di uomini desiderosi di vivere la sua esperienza e di averlo come maestro spirituale. Nel 1274 venuto a conoscenza della volontà di Papa Gregorio X di sopprimere tutti gli ordini religiosi nati dopo il concilio Lateranense incluso il suo (la congregazione dei Fratelli dello Spirito Santo), insieme ad alcuni seguaci decide di intraprendere un avventuroso viaggio a Lione per perorare la causa della sua Congregazione. Non erano solo i poveri a conoscerlo, ma anche principi e regnanti con i quali poteva tessere rapporti diplomatici e perorare le cause dei deboli, di ritorno al Morrone passò per le città di Firenze, l'Emilia Romagna, l'Umbria e la Sabina, l'ultima tappa fu L'Aquila, scelse un luogo silenzioso e solitario nei pressi della città per sostare alcuni giorni e ai piedi di un piccolo altare dedicato alla Vergine decise di addormentarsi, lì quella notte gli apparve in sogno l'immagine folgorante della Vergine che gli chiese di costruire una chiesa dedicata a Lei, il luogo si chiamava Colle Madio e fu così che frate Pietro ordinò la costruzione della basilica di Collemaggio (1275).
Il 4 aprile 1292 muore Papa Nicolò IV, fu convocato il conclave per l'elezione di un successore nel palazzo dell'Esquilino presso la basilica di S. Maria Maggiore, già dalla prima votazione si manifestò un'ostinata discordia, le ragioni nascevano da motivi politici, parte dei conclavisti volevano un Papa politicamente vicino a Carlo lo zoppo re di Napoli, questa fazione era capeggiata dal cardinale Matteo Rosso Orsini, dall'altro lato c'era il cardinale Jacopo Colonna e al disopra delle fazioni c'era il cardinale Benedetto Caetani (futuro Bonifacio VIII) e per due anni i cardinali riuniti in conclave a Perugia non riuscirono ad eleggere il suo successore, fino a quando si giunse alla conclusione unanime di far salire alla soglia pontificia frate Pietro dal Morrone, della notizia furono particolarmente contenti gli Angioini, la bella novella si estese in breve tempo e sembrava realizzarsi la profezia di Gioacchino da Fiore: un Pastor Angelicus per l'era dello Spirito Santo.
Il 29 agosto 1294, venne incoronato Papa nella basilica di S. Maria di Collemaggio dedicata all'Assunta col nome di Celestino V e dopo soli 107 giorni di pontificato si dimise dal soglio supremo, ci fu grande sconcerto in campo giuridico e teologico, nel solenne Concistoro si accesero dispute su Celestino e sul suo pontificato, sul significato e valore di quella rinuncia che ad alcuni appariva follia ad altri massima fedeltà agli insegnamenti di Cristo e forte umiltà.
Fu eletto Papa Bonifacio VIII, il popolo aizzato anche dagli spirituali continuava a riconoscere Celestino come Papa legittimo, (si paventava uno scisma) Bonifacio VIII in apprensione per le sorti della chiesa e per la legittimità della sua elezione che era già stata messa in discussione decise di segregare Celestino e togliergli ogni possibilità di comunicare con l'esterno. Fu rinchiuso nel castello di Fumone, qui rese grazie a Dio e disse: "Ho desiderato una cella e una cella ho avuto, così come e piaciuto alla Tua pietà, Signore Dio mio, omnis spiritus laudent Dominum" morì la sera del 19 maggio 1296.

Con i Templari ha origine il primo commercio bancario che la storia ricordi; essi custodivano nei loro castelli il tesoro di re, principi e facevano servizio di tesoreria per laici, chierici e privati, custodendo oggetti preziosi e archivi, si occuparono di riscossione delle tasse, invii di denaro in altri paesi, prestiti su pegno e costituire rendite e pensioni. Tanta potenza unita al rilassamento dei costumi e allo scadere dell'interesse occidentale per le crociate finì col creare intorno ai Templari un largo movimento di ostilità, tanto che si diceva fossero venuti in accordi con gli infedeli, che avessero tradito S.Luigi e non si preoccupassero d'altro che d'ammassare ricchezze. I grandi monarchi e il papato guardavano con diffidenza questo potente ordine che ai loro occhi era divenuto ormai uno stato nello stato, Federico II li espulse dalla Sicilia e così Urbano IV, Pierre Du Bois e Guglielmo di Nogaret e i maggiori rappresentanti della nuova borghesia francese che sosteneva la monarchia di Filippo il Bello, sostennero la necessità della soppresione dell'ordine. Lotte tra i Templari e gli Ospitalieri di Gerusalemme aggravarono sempre più il malumore verso i primi, di questo approfittò Filippo il Bello che con la compiacente condiscendenza di Clemente V, istituì contro i templari quello scandalaso pocesso di eresia, stigmatizzato da Dante in versi famosi e che portò alla loro soppressione. Arrestati con un tranello il 13 ottobre 1307 il gran maestro Jacques De Molay e tutti i cavalieri che si trovavano a Parigi, costretti a confessare con le torture colpe mostruose, furono condannati come eretici e per la maggior parte bruciati; in Inghilterra i cavalieri furono dichiarati innocenti dalle accuse rivolte loro, ma vennero espropriati dei loro possedimenti, in Spagna furono riuniti ai cavalieri di Calatrava, nel Portogallo diedero origine alla Milizia di Gesu Cristo da cui ebbe origine l'omonimo ordine cavalleresco.

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MOTI DELL'AQUILA 1971

1971

Per poter ben comprendere l’improvvisa ed esacerbata esplosione di furore del popolo aquilano, a seguito delle decisioni del 16 Febbraio 1971 del Consiglio regionale in merito alla dislocazione delle sedi degli istituti della regione, è opportuno risalire all’anno 1948, quando, con un disegno di legge del 10/12/1948, si poneva l’alternativa fra L’Aquila e Pescara come sede del capoluogo regionale. […] Il problema, accantonato per anni, è riaffiorato di tanto in tanto, in coincidenza con le competizioni elettorali, sfruttato dagli oratori dei vari partiti, con discorsi ed atteggiamenti diversi, a seconda che l’uditorio fosse aquilano o pescarese. L’alternativa non è stata, poi, più superata e nel testo proposto dalla Commissione parlamentare nel 17/05/1964 si annunciavano i capoluoghi di tutte le regioni, mentre non si faceva menzione del capoluogo d’Abruzzo come, del resto, di quello della Calabria. Col passare del tempo, tuttavia, nell’animo del popolo aquilano si è andata sempre più rafforzando la convinzione del buon diritto della loro città ricca di secoli di storia, di ricoprire il ruolo di capoluogo, nonostante “le pretese” di Pescara, nata solo da qualche decennio.
La prima riunione del Consiglio Regionale, tenutasi in L’Aquila in data 6 Luglio 1970, conforta tale convincimento, anche perché la carica di “commissario governativo” per la Regione Abruzzese fu attribuita al Dr. Luigi Petriccione, Prefetto di L’Aquila. Ed anche se dal consiglio regionale l’argomento ”capoluogo” veniva ripetutamente eluso e rinviato, “l’aquilano medio” si adagiava nella certezza che “i diritti” della città non sarebbero stati comunque “calpestati”, tanto che anche alla manifestazione di protesta, inscenata nell’estate 1970 dal popolo pescarese, la città di L’Aquila guardò con indifferenza dato il radicato convincimento “di chi sa di avere ragione”.
Mentre nelle segreterie dei partiti politici si intensificavano gli incontri di vario livello, alla ricerca della soluzione del dibattuto problema, solo verso gli ultimi giorni del Novembre 1970, la popolazione aquilana aveva conferme che la sede del capoluogo e degli altri istituti della regione stavano per essere definiti, per cui negli ambienti cittadini andava crescendo il più vivo interesse per la questione con manifestazioni ed iniziative e con l’esposizione negli esercizi pubblici della città del noto slogan:”Il capoluogo non si tocca”,“Il capoluogo non è in vendita”
Il 17 Novembre 1970 si rifece vivo il Comitato Cittadino d’Azione, sorto nell’anno 1966, che, fino alla sera del 26 febbraio 1971, ha tenuto desta la pubblica opinione sull’argomento del capoluogo, con comizi, agitazioni e interventi presso le autorità. D’altro canto i partiti politici non hanno mantenuto sempre un atteggiamento univoco sulla delicata questione, evidentemente anche in relazione all’imbarazzo di scelte definitive, tale travaglio finiva col determinare una sorta di rassegnazione nella popolazione de L’Aquila, la quale si adattava all’idea che “qualche cosa bisognava pur cedere” e benché convinta di sopportare una “spoliazione”, accettava “obtorto collo” una spartizione degli Assessorati con la città di Pescara.
Ma l’allarme vero e proprio si è avuto solo nella mattina del 5 Febbraio 1971, quando la stampa locale anticipava la decisione maturata il giorno precedente, e in base alla quale si stabiliva che L’Aquila doveva essere dichiarata Capoluogo e sede del Consiglio regionale, mentre la giunta si sarebbe riunita di norma a Pescara (alla quale andavano altresì n.6 assessorati di fronte ai 4 assegnati a L’Aquila). Detta articolazione aveva trovato l’appoggio anche del P.C.I. che, all’ultimo momento, aveva mutato il proprio atteggiamento favorevole a L’Aquila.
Pertanto, in condizioni di spirito depresso, la popolazione numerosissima affluiva, a sera del 25 febbraio, in Prefettura, per assistere ai lavori del Consiglio. La riunione aveva così inizio di fronte ad un pubblico foltissimo ed attento che esplodeva non appena si dava lettura, da parte del Presidente del Consiglio, dell’ordine del giorno, con il quale si stabiliva che, mentre L’Aquila era Capoluogo e sede degli enti regionali, il Consiglio e la Giunta si sarebbero riuniti indifferentemente a L’Aquila come a Pescara, dunque iniziano i moti che per 3 giorni misero a ferro e fuoco le sedi di tutti i partiti, delle istituzioni e le abitazioni di alcuni politici.

PUBBLICITA' 1971

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