L'AQUILA
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Itinerari Turistici dell'Aquila e Abruzzo
Testo della scrittrice Maria Grazia Lopardi

L’Aquila, città territorio, nata da un esigenza di libertà dei sudditi dei castelli del contado e su progetto del grande Federico e poi risorta dalle ceneri dopo la distruzione di Manfredi, venne realizzata secondo la pianta della più sacra delle città: Gerusalemme. Lo riferisce lo storico Crispomonti che precisa che la somiglianza era tale che le due piante risultavano sovrapponibili. Secondo Gioacchino da Fiore nel 1260 avrebbe avuto inizio la terza età, quella conclusiva della storia, quella a cui si riferisce l’apocalisse di Giovanni con il suo avvento della Gerusalemme celeste e che vide la sua realizzazione con l'avvento di Celestino V al soglio pontificio nella città dell'Aquila nel 1294.
fig. 1 - Fontana delle 99 cannelle -1272-
fig. 1 - Fontana delle 99 cannelle -1272-
In una città tutta sacra e magica iniziamo il percorso dal monumento simbolo dell’unione dei castelli fondatori: la fontana delle 99 cannelle (fig.1), dove la presenza di innumerevoli sorgenti sin dall’antichità popolate di ondine e fate, riconduce ad una sacralità innata dei luoghi, mascheroni diversi con volti ora beffardi, ora ironici, ora grotteschi, versano l’acqua nelle vasche dove le popolane lavavano i loro panni ed i cavalieri abbeveravano i loro cavalli. Di fronte è la chiesetta di S. Vito (fig.2) che guarda la fontana canalizzandone le vibranti energie.
fig. 2 San Vito
Salendo da via Borgo Rivera, si incontra sulla destra la chiesa di S. Chiara(fig.3) nata come S. Maria d’ Acquili consacrata nel 1195 dal vescovo di Forcona sul sito di un villaggio che preesisteva alla città medievale. La statua della Vergine (fig.4) su un alta colonna esalta la suggestione del luogo che richiede uno sforzo, quello della salita che simboleggia la conquista di una meta interiore.
fig. 3 Santa Chiara -1195-
fig. 4 Santa Chiara, Madonnina

Salite le scalette al lato della chiesa, attraversando via XX settembre, si penetra in un angolo di medioevo scendendo la stradina che conduce alla Porta Roiana (fig.5) si arriva a S. Maria del Borgo che cambiò il suo nome dopo la vittoria degli aquilani su Braccio da Montone, in S. Maria delle Buone Novelle, vale a dire della notizia della vittoria portata alla città ormai stremata dall’assedio, attraverso la Porta roiana e la via che da allora si chiama delle Bone Novelle. Ora la chiesa è dedicata a S. Apollonia (fig.6), ma la presenza del sacro femminino è ancora percepibile al di là del cambiamento della denominazione.

fig. 5 Porta Roiana XIV
fig. 6 Santa Apollonia XIV

Salendo da via Sassa sulla destra si imbocca la salita di S. Antonio Pinto che sfocia a piazza S. Maria di Roio (fig.7) dove l’omonima chiesa, già documentata nell’ultimo decennio del XIII sec.,ma ricostruita dopo il disastroso terremoto del 1703, mostra nella lunetta un bassorilievo rappresentante La Vergine con il Bambino tra Pietro Apostolo e Pietro Celestino. La raggiera del rosone è testimonianza dell’arte dell’architettura sacra delle origini della città.

fig. 7 S. Maria di Roio, lunetta -1390-
fig. 7 S. Maria di Roio -1390-
Al centro della città dell' Aquila, sorge il Duomo (fig.8) la cui costruzione era iniziata nel 1257 quando la diocesi venne trasferita da Forcona a L’Aquila, dedicato a S. Massimo di Aveia ed a S. Giorgio: sebbene ricostruito dopo il terribile terremoto del 1703 a cui resistette solo la parte che da su via Roio, la sacralità del luogo energetico è in esso avvertibile.
fig. 8 Duomo S. Massimo -1703-
Imboccata via Cimino nella parte alta della piazza, e poi a destra via S. Giusta, si perviene alla chiesa realizzata dagli aquilani di Bazzano, dove la più antica S. Giusta custodisce la cripta del martirio della santa Sipontina. Già costruita intorno al 1254, S. Giusta (fig.9) - chiesa capo quartiere S. Giorgio- nell’omonima piazza presenta la trecentesca facciata con il magnifico rosone gotico.

fig.9 S.Giusta -1254-
Un passaggio alla vicina S. Flaviano dalla base duecentesca e attraverso il quartiere degli Ebrei aquilani ci si dirige verso S. Bernardino (fig.10) la grandiosa basilica dove è custodito il santo senese morto all’Aquila il 20 maggio 1444 (la costruzione ebbe inizio dieci anni dopo). Particolari dell’ ultimo viaggio del Santo il cui ideogramma IHS (fig.11) si ritrova su i portali delle antiche case aquilane, riferiscono un dato che convalida l’individuazione dell’Aquila quale Gerusalemme d’Occidente: gravemente ammalato e non più in grado di continuare il viaggio, giunto a Sella di Corno, ebbe la visione di Celestino che gli affidava la città: mentre continuava a ripetere ..eamus Aquilam…ad Aquilam missus sum… gli viene chiesto se si poteva liberare il ciuco dato che non poteva più essergli utile. Rispose di no perché sul suo asino doveva entrare nella città…come Celestino e prima ancora Gesù a Gerusalemme!
fig. 11 ideogramma
fig. 10 S. Bernardino -1525-
Dal parco del Castello (fig.12) alle spalle di S. Bernardino si procede per via Garibaldi ed attraverso un arco, sulla sinistra si perviene a S. Maria Paganica, la chiesa capo Quarto S. Maria, edificata tra la seconda metà del 1200 ed i primi del 1300. Della costruzione medievale resta la facciata, i portali e la base del massiccio campanile: la dedicazione alla Vergine ne attesta la carica energetica del luogo che riconduce alla Dea Madre delle più remote tradizioni ed al suo spirito vitale che fuorisce da faglie o grotte per essere “fissato” nei luoghi sacri di tutte le tradizioni.
fig.12 Castello XVI
Tornando a via Garibaldi sulla destra si apre piazza S. Silvestro (fig.13) dove sorge la chiesa omonima costruita dagli aquilani di Collebrincioni agli inizi del 1300 stupenda nella facciata e negli affreschi del ‘300-‘400 conservati all’interno, qui Raffaello realizzò nel 1520 per Marno Branconio: la Visitazione , poi trafugata dagli Spagnoli e custodita nel Museo del Prado a Madrid. Una vicina casa all’inizio di via Coppito conserva una imponente traccia del passaggio di Raffaello nel salotto affrescato.
fig. 13 S. Silvestro -1325-
fig. 14 S. Pietro a Coppito
fig. 14 S. Pietro a Coppito lunetta
fig. 14 S. Pitro a Coppito, leone
Attraverso via delle streghe, così detta perché non presenta porte, si raggiunge S. Pietro a Coppito (fig.14), chiesa capo quarto S. Pietro, realizzata dagli aquilani di Coppito: nel suo affascinante interno, sotto un'altro affresco è emersa l’immagine di Celestino, probabilmente la più veritiera.

Attraverso via S. Domenico (fig.15) si perviene alla chiesa omonima che fu in origine cappella del palazzo reale degli Angioini. Così riferisce il beato Berardino da Fossa nella sua Cronaca: “In questo anno 1309 venne re Carlo II da Provenza et aveva ritrovato il corpo di S. M. Madalena, et portò dette reliquie nall’Aquila e le lasciò in S. Domenico, et fece edificare detta chiesa, che prima si chiamava S. Maria Maddalena…” ( cfr. M. G: Lopardi: I templari ed il Colle Magico di Celestino, pag. 115) Infatti Carlo II D’Angiò in adempimento ad un voto donò l’intera area ai Dominicani. Sul portale laterale, per ben due volte, si rinviene il simbolo del fiore della vita, scaturito dal movimento dello Spirito nei sei giorni della creazione.

fig. 15 S. Domenico -1300-
Nei pressi di Porta Bazzano, sorge isolata S. Maria di Collemaggio (fig.16) il Tempio iniziatico voluto da Celestino, teatro della sua incoronazione: Il simbolismo particolarissimo riconducente all’alchimia, i giochi solari, la geometria sacra insieme ad altri elementi sostengono la tesi che accanto all’eremita del Morrone vi fossero i Templari a realizzare in pochi anni il progetto: una chiesa dedicata a Maria Assunta, come richiesto dalla stessa Vergine apparsa in sogno al futuro Papa Celestino V. Pietro del Morrone era sulla via del ritorno da Lione dove venne ospitato dai cavalieri del Tempio nella magione che poi divenne suo convento; nella stessa Collemaggio nel 1310 si svolse la fase aquilana del processo all’Ordine, dato questo ben rilevante a convalidare l’intervento dei Cavalieri e delle loro conoscenze esoteriche nell’edificazione di S. Maria di Collemaggio.
fig. 16 S. Maria di Collemaggio -1290-
Prima tappa a Fossa dall’armoniosa pianta medievale per una visita a S. Maria ad Cryptas (fig.17): il richiamo alle grotte ne segnala la sacralità quale luogo vibrante ed una antica cripta adempie al compito di centro iniziatico: una serie di affreschi medievali di notevole bellezza ornano le pareti ed una deposizione suggerisce l’ipotesi che l’autore abbia avuto modo di vedere la Sindone in cui i pollici delle mani di Gesù sono piegati per l’effetto dell’azione dei chiodi sui nervi del polso proprio come nell’affresco. Il cavaliere crociato Morelli e la presenza dei santi cavalieri Giorgio e Martino convalidato l’ipotesi di una presenza cavalleresca se non proprio Templare.
fig. 17 S. Maria ad Criptas
Prendendo la strada che sale verso il castello d’Ocre, si incontra l’indicazione di un mitreo in una grotta che si apre sulla parete scoscesa a testimonianza della valenza del luogo sacro nei secoli e sotto diverse religioni: più avanti la segnalazione dei Conventi duecenteschi di S. Spirito (fig.18) e di S. Angelo, il primo legato ai Cistercensi, con un gioco solare reso possibile dalla bifora sull’ingresso, da un arco -ora abbassato- e da una piccola finestra all’altezza del pavimento che apre al sole la via nella chiesa sottostante. S. Angelo, dedicato all’Arcangelo Michele, a picco sulla parete rocciosa, viene detto dalla gente anche S. Anna, perché nei pressi vi sorgeva un tempio a Diana che aiutò la madre a partorire il gemello Apollo per cui divenne protettrice delle partorienti, ruolo assunto nel Cristianesimo dalla madre di Maria.
fig. 18 Santo Spirito
fig. 18 Grotte di Stiffe
Grotte di Stiffe

La grotta, il cui itinerario turistico è di 550m. è interamente percorsa da un fiume sotterraneo le cui acque provengono dai numerosi inghiottitoi dell'altipiano carsico di Rocca di Mezzo, all'interno risalendo il fiume, si possono ammirare vari laghetti, rapide e cascate alte fino a 20m. la cui portata varia a seconda delle stagioni, rendendo il paesaggio sotterraneo sempre diverso. Oltre a stalattiti e stalagmiti di notevoli dimensioni, si incontrano ambienti grandiosi e dai suggestivi effetti sonori.

fig. 18 Grotte di Stiffe
fig. 18 Parco del Sirente Velino - foto di Laura Quieti-
fig. 18 Castello di Celano
Parco Regionale Sirente Velino

E un territorio ricco di storia, archittetura, archeologia e pregevoli ambienti naturali, unici e suggestivi scenari appenninici con presenze faunistiche e floristiche uniche. Il massiccio del Velino con le cime gemelle 2.486 m. e il massiccio del Sirente 2.348 m. pascoli di quota e faggete imponenti, come quella del Sirente che si estende per oltre 12 km. lo rendono uno degli ambienti più interessanti dell'Appennino centrele, non a caso vi nidificano ben 4 coppie di aquile, una delle più alte concentrazioni d'Italia.

fig. 18 Grotte di Stiffe
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